Un viaggio nella musica di Frank Tellina

I Mostri lanciati da Vega e i Black Ciabbath
Nel fitto sottobosco musicale di Napoli stanno conquistando sempre più consensi due band molto particolari e fuori dagli schemi: I Mostri lanciati da Vega e i Black Ciabbath. Due progetti musicali diversi fra loro. Il primo tratta di sigle dei cartoni animati ed il secondo invece, rappresenta una divertente parodia dei più grandi successi della musica rock. Unico punto in comune delle due band è Francesco Vitiello, dai più conosciuto come Frank Tellina. Uno showman instancabile, ironico, ma soprattutto un intelligente ed attento lettore del mondo musicale campano.
Come e quando è nato il progetto I mostri lanciati da Vega?
Il progetto è nato quattro anni fa. Fui contattato da alcuni musicisti che cercavano un cantante per una tribut band ad “Elio e le storie tese”. Ci incontrammo e nacque subito un feeling dal punto di vista umano e musicale. Tuttavia per diversità timbrica e di estensione vocale le canzoni di Elio non erano nelle mie corde. Quindi proposi di interpretare le sigle dei cartoni animati, brani che avevo già cantato trasformando i testi originali in una parodia in napoletano. Decidemmo così di creare uno spettacolo travolgente ed interattivo. La formazione è la seguente: Johnny Dema tastiere, Mario Urciuoli basso, Emanuele Colella chitarra, Federico Di Macco batteria, e io alla voce.
Cosa vi ha spinti ad interpretare sigle dei cartoni animati?
Suonare questi brani è una gioia perché queste canzoni sono un tuffo nel passato che ci riporta ai ricordi della nostra infanzia. È stato divertente arrangiare ed interpretare il tutto a modo nostro.
Nel corso del tempo avete raggiunto ottimi risultati suonando in eventi a tema ed in tanti locali
A differenza delle altre band campane che suonano le sigle dei cartoni animati inseriamo una vena comica che riteniamo sia un valore aggiunto al progetto musicale. La mia indole di showman e le esperienze lavorative a “Tele Garibaldi” o “Pirati show”, hanno caratterizzato il modo di interpretare i brani: sempre ironici. Non è, però, semplice entrare nei circuiti giusti ed inserirsi come band in grandi eventi. Spesso ci chiedono di suonare gratis o con cachet ridotti. Al Comicon, ad esempio, ci siamo accontentati di un cachet ridotto, ma abbiamo avuto un riscontro positivo dal pubblico che, nonostante la giovane età, si è scatenato dalla prima all’ultima canzone.
Che lavoro avete fatto per far crescere questo gruppo?
Il nostro lavoro si basa nel dare attenzione all’aspetto musicale, curato con meticolosità dai musicisti della band. Abbiamo cercato di suonare al meglio le sigle sfruttando al massimo tutta l’esperienza, il background e la preparazione musicale che abbiamo. Interpretiamo i brani a modo nostro e spesso mescoliamo le canzoni, inserendo citazioni colte all’interno delle sigle, da Chick Corea, ai Toto, ai Pink Floyd, agli Iron Maiden, a Battisti e tanti altri.
Chi sono, invece, i Black Ciabbath?
È una cover band che si diverte a rendere comiche le canzoni rock internazionali più famose degli anni 70/80, modificando i testi originali con testi in dialetto napoletano. Dissacriamo miti del rock dai Led Zeppelin, Pink Floyd, Deep Purple, Metallica, Nirvana, in poi, suonando in maniera credibile i brani nella loro coposizione originale ma stravolgendo i testi. Il risultato finale è molto divertente.
Come mai in questa formazione hai deciso di suonare il basso? Siamo abituati a vederti come frontman
Il progetto è nato insieme a due miei amici storici: Oscar Di Lorenzo, tastierista, e Giovanni Varone, chitarrista. Anche se sono principalmente un chitarrista, decisi di suonare il basso per dare la possibilità al mio amico Giovanni di suonare la chitarra. Qualche anno fa abbiamo inserito Alessandro Granato come cantante e Mauro D’Ambrosio alla batteria. Con loro sono stati incisi tre nuovi brani.
Che importanza rivestono i social per la promozione della musica?
Sono fondamentali. Se non hai una buona cura della pagina Facebook o un buon canale Youtube è difficile andare avanti. Per esempio, l’ultima canzone dei Black Ciabbath “Vendi la frutta come una star”, parodia di “Video killed the radio star” dei The Buggles, ha spopolato raccogliendo più di 250.000 visualizzazioni sul canale Youtube ed oltre 5000 condivisioni. Questo brano è diventato virale a tal punto da ispirare un contest sul lavoro dei fruttivendoli che si chiama “Fruit Art”.
Si può ancora vivere di musica o bisogna scendere a compromessi?
Si, si può vivere di musica. Ma esistono diverse strade. La prima è diventare famoso e avere successo, ma se questo non accade, si può scegliere la via dell’insegnamento, io ad esempio insegno chitarra ai bambini. Ma è possibile suonare, e guadagnare, lavorando con formazioni diverse ad esempio per eventi o cerimonie. Se si sceglie di vivere di musica bisogna accettare qualche compromesso, come suonare in contesti non proprio piacevoli. La cosa che mi dispiace però è la difficoltà che incontro nel far conoscere i miei lavori cantautoriali. Adoro comporre e scrivere canzoni originali, con tematiche più impegnate. Purtroppo viviamo un contesto musicale dove è difficile far emergere il proprio io più profondo. Scrivo canzoni che non sono di facile ascolto, perché non rispecchiano gli standard commerciali del mercato, per questo tendo a restare legato nel ruolo di comico. Mi piacerebbe nel futuro che il pubblico iniziasse ad ascoltare Francesco Vitiello, il cantautore.
Mirko Galante
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