L’editoriale di Alessandro Migliaccio

Il riscatto di Napoli in 5 mosse
Napoli torna al centro delle cronache nazionali dopo il ferimento del poliziotto impegnato in un’operazione antiracket a Fuorigrotta. Ed ora il Governo finalmente sembra essersi accorto che a Napoli c’è un problema serio nel garantire ai cittadini onesti di vivere senza paura. Tutto l’anno assistiamo a scene incredibili ma nessuno fa niente. Zone come la Sanità, per esempio, sono territori off limits in cui i vigili urbani non entrano nemmeno. A Fuorigrotta come nella Sanità ci sono strade in cui comandano abusivi e camorristi che impongono pizzi per ogni cosa: dalla sosta al commercio. Zone franche in cui lo Stato perde tutti i giorni. Ma nessuno fa niente. Poi, un giorno, si supera il limite ed un poliziotto viene ferito durante un’operazione e finalmente tutti si ricordano dei problemi di Napoli.
Come il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che è piombato in città per tenere un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato a Napoli. Un’occasione che è servita a dare un segnale di attenzione da parte dello Stato su Napoli e a decidere un piano in 5 punti che prevede, tra l’altro, più impianti di videosorveglianza e 200 agenti di rinforzo. Al Comitato hanno partecipato il viceministro, Filippo Bubbico, il capo di Gabinetto, Luciana Lamorgese, il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, i vertici nazionali e della provincia di Napoli delle forze dell’ordine, della Diae dei Servizi di Intelligence, il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, il procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale, Giovanni Colangelo.
Nel corso della riunione, Alfano ha sottolineato che il controllo capillare del territorio a Napoli e nella sua provincia ha già ottenuto sensibili risultati che adesso si cercherà di incrementare. Nella provincia di Napoli, infatti, nei primi sette mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si registra un trend decrescente del -6,3% dell’indice di delittuosità. Questo è dimostrato, per esempio, dalla diminuzione delle rapine (-17,1%), dei furti (-0,9%) e dei reati in materia di stupefacenti (-10,8%). «Importante – ha proseguito il ministro – anche il dato favorevole sul piano del contrasto in relazione alle persone denunciate e arrestate (+27,3%) e quello relativo all’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati: dal primo gennaio a oggi sono stati sequestrati alla criminalità organizzata 927 beni per un valore di quasi 300 milioni di euro, mentre sono stati confiscati 80 beni per un valore di oltre 11 milioni di euro». Dopo «un’attenta ricognizione» ed una «puntuale analisi», sono stati individuati «cinque pilastri intorno ai quali ruoteranno le attività di contrasto al crimine organizzato.Questo consentirà di raccordare le attività di repressione con quelle di alto impatto e di prevenzione, aumentando, tra l’altro, la presenza delle forze di polizia nei quartieri più disagiati, a garanzia del rafforzamento del livello di sicurezza dei cittadini che ne avranno, così, immediata e diretta percezione. Si tratta – ha sottolineato – di una risposta forte e concreta dello Stato per contrastare le azioni criminali e le faide interne mirate alla rideterminazione delle aree di predominio, soprattutto dopo gli arresti eclatanti che hanno azzerato i vertici delle organizzazioni camorristiche».Questi i cinque punti. Più sinergia e raccordo tra le strutture investigative sotto l’egida della Procura distrettuale di Napoli, coordinata della Direzione nazionale antimafia, e quelle di prevenzione e controllo del territorio, coordinate dal prefetto di Napoli, con il supporto del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Più investigatori attraverso il rafforzamento delle strutture della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, con la previsione del distacco di operatori dei reparti speciali Sco, Ros, Scico e Dia. Più operazioni ad alto impatto sul territorio (perquisizioni per blocchi edifici, controllo di quartieri a rischio, ecc) con l’impiego di 200 unità di rinforzo delle Forze di Polizia. Più impianti di video sorveglianza mediante il ricorso a fondi europei anche attraverso il ripristino di oltre 300 telecamere non funzionanti sulle circa 700 esistenti. Più efficienza e razionalità nella gestione delle chiamate di emergenza attraverso l’attivazione anche in Campania del Numero Unico di Emergenza – 112. La speranza è che qualcosa cambi davvero, come successo anni fa con la prima Operazione Alto Impatto della Polizia volta a garantire che tutti a Napoli usassero il casco. In quella circostanza si usò il pugno di ferro: se non avevi il caso il motorino veniva sequestrato subito e praticamente era perso. Impariamo dal passato, dunque: il pugno di ferro funziona.
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