L’agognata normalità

S ettembre, da sempre, è una sorta di secondo inizio dell’anno. Le scuole, le Università o le stagioni dei maggiori sport di squadra, ripartono in un mese che chiude l’estate e si affaccia nell’autunno. Settembre, quest’anno, ha un sapore speciale, era il mese dell’agognato ritorno alla normalità in un anno che di normale ha avuto ben poco. Era il mese della speranza di potersi mettere tutto, o quasi, dietro le spalle e provare a pensare al futuro in maniera positiva. Eppure, in questi mesi, ha sempre aleggiato l’idea di una seconda ondata della pandemia proprio in autunno. Un timore che tutti volevamo esorcizzare. “Godiamoci l’estate e poi vediamo” pensavamo. Ma la realtà ci ha messo di fronte ad una pandemia che non si è arrestata. Si è ridotta, è apparsa meno aggressiva, sono aumentate le speranze di contenerla e di combatterla mentre si attende il vaccino. Ma è ancora lì, e non ci ha abbandonati, purtroppo, mai. Nemmeno in quella che avremmo potuto definire la pausa estiva, ma che tutti speravano fosse una pausa “definitiva”. Il Covid19 è ancora minaccioso. Così settembre non è più la ripartenza che speravamo, ma è pur sempre una ripartenza. Sì, perché il campionato di calcio ripartirà, le elezioni e i referendum si faranno e anche le scuole e le Università riapriranno. Come? Ci affidiamo alle norme che le istituzioni ci hanno fornito e al rispetto che tutti devono avere di queste norme. Norme igieniche, norme sanitarie, insomma norme che ora, al contrario di qualche mese fa, conosciamo tutti molto bene, e tutti ne conosciamo anche l’importanza. È giusto esigere la protezione dello Stato, ma proteggiamoci anche noi con le nostre forze. Solo così potremo veramente vedere, in fondo a quel tunnel, la tanto agognata luce rappresentata da un ritorno alla normalità.
Giuseppe Porcelli
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