I pregiudizi. Siamo capaci di guardare oltre?

di Manuela Morra sessuologa e psicoterapeuta
I pregiudizi sono delle ‘etichette’, dei giudizi precedenti all’esperienza, o in assenza di fatti che convalidano tali affermazioni.
Da sempre, nel corso del tempo, hanno fortemente condizionato il quotidiano di chi li subisce, ma anche di chi fa, dell’adesione ad essi, un modus vivendi. Non semplici da estirpare, sono il frutto di inflessibili generalizzazioni, che nascono, per l’esigenza di proiettare sull’altro, qualità spregevoli (capro espiatorio), o comunque per collocare in una dimensione piuttosto confinata e lontana, il diverso, inteso in un’accezione minacciosa. Chi porta avanti dei pregiudizi, aderisce, talvolta in modo asettico, ad opinioni che consentono di sentirsi parte di un gruppo, anche se quelle stesse opinioni non hanno alcun fondamento. è chiaro che appartenere al ‘branco’ favorisce l’anonimato, e rende meno esposti e più forti chi vi appartiene. Tali pregiudizi condizionano atteggiamenti e comportamenti che non consentono di acquisire una chiave di lettura volta alla conoscenza dell’altro per ciò che è veramente.Un altro aspetto interessante su cui vale la pena soffermarci è quella che, in psicologia, si chiama ‘profezia che si auto avvera’, fenomeno che ribadisce quanta forza hanno le nostre convinzioni mentali nell’influenzare i comportamenti. Si tratta, in sostanza, di assumere atteggiamenti verso determinate persone, rispetto alle quali abbiamo già una determinata convinzione, che porteranno, quelle stesse persone, a reagire in modo tale da confermare ciò che credevamo. Ad esempio, se penso che una certa persona sia fredda e poco disponibile, assumerò un comportamento tale che porterà quella persona a porsi, effettivamente, in modo tale che confermerà ciò che penso di lei.
Più in generale, pregiudizi che diventano chiavi di lettura di alcuni aspetti del mondo che ci circonda, implicheranno anche quello che viene definito ‘effetto disinformazione’, cioè aderire e credere a notizie che possono anche non avere alcun tipo di fondamento.
Condivido questa mia riflessione con voi, pensando a quante volte mi sono trovata a ricredermi su qualcuno di cui non mi avevano fatto una buona pubblicità. Considerazione che dovremmo tener presente un po’ più spesso, perché poi, se è vero che di alcuni pregiudizi, il contesto in cui viviamo è pieno, è altrettanto vero che, ciascuno ha la possibilità di andare oltre il ‘gregge’, seguire la propria direzione di idee, e probabilmente verificare, sulla propria pelle, che la realtà è ben diversa da ciò che si racconta. Rapportarsi all’altro in termini di accoglienza del diverso è un aspetto arricchente per ciascuno di noi.
Uno spazio mentale ed emotivo capace di tollerare ciò che è altro da noi, ed in quanto tale, portatore di un potenziale insegnamento e crescita. Perché poi, se ci pensate, è da chi ne sa più di noi, e da chi ha fatto esperienze, tanto diverse dalle nostre, che provengono le lezioni più significative e di spessore.
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