CORRIDA AL VOMERO

Reminiscenze di radicate abitudini della lunga e tormentata dominazione spagnola, si prolungarono fino all’alba del 1900.
Tra carnevalate, feste, duelli e spettacoli, vi fu la cruenta manifestazione della “corrida”, non risparmiando il territorio partenopeo, grazie ad uno spregiudicato impresario, l’ingegnere Giovanni Colella, amante dei fasti della tauromachia spagnola, che intravide all’allora vergine, verde collina del Vomero, il luogo adatto e la propensione popolare per la sanguinosa esibizione dei tori, nel creare una sorta di “Ippodromo Napoletano” con gare equine e di calcio, nel 1893.
Si prestava allo scopo una spianata non ancora proditoriamente assalita dal cemento, nella zona detta “Parco Fiore”, tra la via del Torrione S.Martino, a ridosso di via Bonito, che, chi scrive, ricorda tra nebbie della memoria, zona di pascolo e di scommesse in sedicesimo.
Tale spazio sufficientemente recintato da steccati e murature fu atto agli spettatori che, quale patetica imitazione, voleva apparire “corridas” in “Plaza de Toros”.
Grazie alle novelle funicolari nelle vicinanze, comitive della variegata umanità, si riversavano numerose sul sito.
Queste esibizioni ebbero alcuni fermi poiché la “Società Zoofila Napoletana”, in seguito a ripetute ed autorevoli proteste per il maltrattamento degli animali, pose fine agli spettacoli, ma, in seguito ad una ordinanza Prefettizia, con gioia degli appassionati, riprese con maggior vigore. L’incivile manifestazione della mattanza taurina si protrasse, per consunzione, grazie all’assalto dei palazzinari degli anni ’50
Mimmo Piscopo
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